c’è ancora posto per la clemenza
nelle nostre pieghe interne?
siamo capaci di sorridere
a chi ci mostra un ghigno
che è semplice solitudine?
sono pronta a dimenticare
il coltello che mi ha lacerata,
la lingua che ha esposto il mio nome,
l’occhio che ha creduto di vedere?
mi piacerebbe alzarmi di mattina presto
e sentirmi chiedere “come stai?”.
mi piacerebbe che ogni cane randagio
avesse cibo per l’inverno
e un posto dove stare
e che una mano gli venisse tesa
non per colpire
ma per accarezzare.
[e.m. 2008]
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