
Le mie dita sapienti
hanno smosso la terra,
per intere stagioni
hanno frugato tra femori e teschi.
Non temono la morte,
quotidiana frequentazione
quieta amicizia,
la guardano con compassione,
la prendono, la riportano in vita
con leggera mestizia.
(e.m.)
cara elda,
come ho già scritto su cp la tua poesia è molto bella. sapevo di tanti tuoi talenti, ma non ti immaginavo così brava a fare versi. qui hai ottenuto il massimo risultato con pochi mezzi. penso che tanti tuoi colleghi archeologi si riconosceranno in quello che scrivi. ti abbraccio
i miei colleghi archeologi sanno molto meglio di me quanto sia naturale e consueta la frequentazione della morte. non era per loro, già esperti, la mia “poesia”, era per me, una sorta di memorandum, per non dimenticare chi sono.
grazie franco
e’