21
Apr
09

Invisible Monsters

invisible monsters

“Sono solo quello che sembro.La verità.Il mio futuro.Solo normale realtà. E mi tiro via i veli, gli scampoli, la mussola, il pizzo e li lascio perché Shane li trovi ai suoi piedi.

Non ne ho bisogno in questo momento, o in un altro, o in un altro, mai più”

(Chuck Palahniuk, Invisible monsters, p.226)

All’improvviso tutto mi appare così semplice e lineare, senza aggrovigliamenti. Tutto, ma proprio tutto, nella sua fittizia complessità, è come se avesse ripreso una forma distinta, netta, con la sua bella linea di contorno a segnarne i limiti.

I limiti, sì, e chi non ne ha? Siamo esseri umani, più o meno sensibili, più o meno interessanti, ma siamo tutti fallibili. Siamo il frutto di un caso, niente di più.

Le giornate trascorrono, a volte trascolorando, altre volte accendendosi di vivacissime tinte, e se Shannon Mac Farland può accettare di mostrarsi per come è, senza un pezzo di mascella, senza metà della sua faccia, rinunciando a nascondersi dietro i veli creati dalla regina Brandy Alexander per lei, se può camminare nel mondo anche come un mostro invisibile, se può vivere nella nuova forma che si è autonomamente scelta, allora possiamo farlo anche noi, anch’io.

Palahniuk è un genio e questo non è che un romanzo, ma, paradossalmente, io mi sento proprio come Shannon.Non c’è spazio per le finzioni, non ne ho più dentro di me da tempo. E’ solo che non me ne ero resa conto.

“Quello di cui ho bisogno è una storia nuova. Scrivere la mia propria storia.

Flash.

Dammi verità”.


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