02
Mar
09

In volo di nuovo.

 

ioCerte volte si passa tanto tempo ad aspettare, e ci sembra giusta quell’attesa, un’attesa che ci fa onore, che ci dimostra la nostra costanza, la lealtà, la coerenza.Poi, un giorno, ti svegli e ti giri indietro a guardare e senti il tuo cuore e, dopo, quella voce che ti sussurra: basta, ora basta.

Che siano altri ad attenderti, a struggersi, a rimpiangerti, se mai lo faranno.

 Che siano altri a spiare, a voler capire, a frugare in un buio che solo tu sai come esplorare,che ci sguazzino pure nelle parole rubate, nei fori, visuali parziali.Che restino nei loro infingimenti quotidiani, cercando risposte tranquillizzanti, aggrappandosi con le unghie a ciò che ritengono di loro proprietà, come una sciarpa, una forchetta.

Tu, adesso, sali di nuovo sul tuo bimotore e prendi quota.Ti senti un pò più leggera e un pò più libera,ti senti triste e delusa, ti senti puerile ed egocentrica, ti senti bellissima e desiderabile e sfuggente, ti senti nuova.

Non sai dove andrai, non hai nessuna voglia di comunicarlo alla torre di controllo.Hai te stessa come migliore compagnia, e bella musica,e buoni amici,ed i tuoi cani, e tanti libri letti o da leggere ancora, ed occhi da incrociare, e sorrisi da regalare o da strappare, e promesse da non mantenere ed a cui non credere.

Sai, come sempre hai saputo, che siamo fallibili e volubili, che viaggiamo in direzione “ostinata e contraria” più esposti ai colpi.Forse ti senti presuntuosa, e forse lo sei, ma perché non dovresti sorridere a te stessa?

La “morale” è un recinto, cercheresti sempre un varco per scappare, meglio starne fuori, meglio continuare a cercare.

L’Ottocento con le sue stucchevoli eroine dei romanzi d’appendice è lontano, il Novecento è passato come un soffio di vento, il futuro sta lì, nel tuo grembo e tu lo culli, lo coccoli, lo accarezzi, gli canti canzoni che ti sono state cantate, lo accogli festosa, fintanto che c’è.

Non attendi nessuno per cena, ti auguri un cielo azzurro, limpido, e una poiana screziata ad indicarti la rotta e tu che, complice, le sorridi.

(Dedicato a chi -molto scioccamente- crede che, tarpandomi le ali, io non riesca più a volare.)


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