Archivio per Gennaio 2009

29
Gen
09

“una pioggia di euro…”

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Queste sono le mura cosiddette pelasgiche ( o ciclopiche) di Monteverde in una mia foto dell’aprile 2004.

Si tratta di una delle poche testimonianze della presenza di cinte murarie fortificate, di probabile origine sannitica, presenti in Irpinia.

Non voglio dilungarmi sulla loro importanza storica, né sulle potenzialità di attrattori che siti come quello di Monteverde rivestono, sarebbe un discorso lungo e, per molti, noioso.

Però, quando a Nusco ho sentito <qualcuno> che parlava di una pioggia di euro che arriveranno in Irpinia per il turismo, mi sono venuti in mente posti come questo, e come gli altri che, in questi anni, ho avuto modo di visitare, studiare e, qualche volta, scavare.

Subito dopo mi è stato precisato, da fonti attendibili, che nemmeno uno di questi euro verrà destinato per scavi , ricerche o, almeno, restauri.

Quindi desumo che l’Irpinia rimarrà più o meno nello stato in cui è, con qualche albergo in più e con le ennesime brochures che si copiano le une dalle altre e che restano ad ammuffire negli scatoloni.

Tutto questo mentre la sua vera ricchezza, l’essere stata una terra di transiti millenari,di scambi, di integrazioni, di osmosi culturali, rimarrà un segreto per pochi adepti.

Questa foto di seguito ritrare lo stesso punto della cinta muraria nella primavera del 2008.

E’ la somma che fa il totale…

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Buona fortuna,terra mia, ne hai davvero bisogno!

e.m.

23
Gen
09

oggi

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oggi è un giorno diverso

oggi c’è il sole e l’orizzonte è chiaro, terso.

oggi mi sembra che la vita sia piena di possibilità, ma poi, casomai, domani non la penserò più così.

oggi tanti amici si sono ricordati di me, da posti lontani e vicini, e per questo “esserci” io li ringrazio, tutti.

oggi è quasi già passato, e non mi ha fatto molto male attraversare questo giorno.

oggi non ho voglia di citazioni, ma di musica e sorrisi.

oggi voglio credere in me stessa, in ciò che sento e che non racconterò a nessuno, per pudore o per vergogna, o perché mi hanno insegnato che non bisogna mai parlare troppo di sé.

oggi ho queste parole ed il sole che mi illumina la faccia ed un sorriso, per chi lo vuole.

21
Gen
09

Libertà l’ho vista…

stromboli-07-281Libertà l’ho vista dormire

nei campi coltivati

a cielo e denaro

a cielo ed amore

protetta da un filo spinato…

…e un ridere rauco,

e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.

                                                          (Fabrizio De André)

06
Gen
09

Archiloco,fr.23*

[...]e io le rispondevo:

<<Donna, non avere alcun timore

della maldicenza della gente:

più tardi me ne prenderò cura io, sta’ tranquilla.

Ti sembro meschino a tal punto?

Sono apparso ai tuoi occhi come un miserabile,

ma non lo sono io…

So amare chi mi è amico

ma anche odiare il nemico [...]

Questa città che tu sorvegli,

la devastarono molti uomini,ma tu

ora l’hai presa con la lancia e ne hai ricevuto grande

gloria.

Regna su di lei e tienine il comando:

sarai certo invidiata da molti uomini>>.

04
Gen
09

Nonluoghi

414images-1561In questi ultimi mesi ho volontariamente sospeso la scrittura, forse in segno di protesta, forse di pigrizia, forse perché mi sono sentita, ancora una volta, sconfitta, trasparente, delusa. La nostra “terra che soffre” ha preteso il suo dazio, il pagamento di sudore, lavoro e fatica in cambio di indifferenza e, spesso, astiosa malsopportazione (vocabolo che, volontariamente, non cerco sul dizionario).

Questa estate, mentre ero sul Formicoso in totale isolamento e silenzio, con gli occhi rivolti a terra, come richiede ciò che faccio,camminando per ore cercando segni, tracce, relitti di tempi andati e volontariamente cancellati, oppure mentre scavavo in altura, su quello strano crinale di arenaria che, un tempo, è stata un’arce sannitica e, dopo, una colonia romana, sentivo la solitudine.

La potevo toccare con mano, negli sguardi diffidenti, nelle battute acide, nei tentativi di delegittimazione; la avvertivo nelle domande ironiche, nelle sopracciglia inarcate- furtivamente- di molti. E, sempre più spesso, sempre di più, mi sentivo vicina a quei “pazzi” di cui Franco Arminio parla e scrive così bene, quelli che danno da mangiare ai cani randagi rinsecchiti e smunti, quelli che passano ore a discutere con chi non li ascolta se non per prenderli in giro, quelli che si siedono sui “davanzali” dell’Irpinia da soli e chissà a cosa pensano, quelli che si intestardiscono su un’idea e la portano avanti per tutta la vita, fino a farla diventare un’ossessione. Relegati ad un ruolo, ipocritamente accettati, se non danno troppo fastidio, ma sempre, per sempre ormai, “pazzi”.

In questi anni, ormai quasi quindici, di scavi e di trasferte e di case in fitto, o di chilometri macinati all’alba e, poi, di nuovo, al tramonto, ne ho visti e conosciuti tanti di “pazzi” ed è tra di loro che ho trovato la maggiore dose di umanità, l’innocenza, il candore quasi infantile, la curiosità che ti fa brillare ancora gli occhi.

Gli altri, i cosiddetti normali,camminano a testa bassa, attenti a non commettere passi falsi, preoccupati, quasi, di non uscire fuori rotta, spenti nelle loro vite, privi di dubbi, certi, almeno in apparenza, di ciò che sono e di chi, soprattutto, sono gli altri.

 E’ questa fissità, questa rassegnata e costante catalogazione dei tipi che rinfaccio alla “mia” Irpinia, questa incapacità di amare, e non semplicemente di tollerare, l’altro per come è, per la sua diversità, anche per la sua pazzia.

Lo so che scrivere un post come questo, adesso, può sembrare un controcanto a tutte le cose che ci sono da fare, e per le quali la CP ha la mia totale disponibilità, ma non ne posso più di questo grigiore diffuso, dell’assenza di sorrisi, dell’incapacità, cronica, di indignarsi davvero che ho visto e che continuo a vedere tutto intorno, fuori dal recinto della comunità, nel mondo di ogni giorno.

Sappiamo tutti benissimo che è in atto un attacco selvaggio al nostro territorio, un attacco che non viene dall’esterno, ma da chi, pur essendo irpino, vuole che questa terra si (s)popoli di nonluoghi: strade(ancora??!!!), centri commerciali ed altre amenità, perché non sopporta che le persone si aggreghino, si parlino e, soprattutto, pensino, propongano e comprendano cosa accade intorno a loro.

Ne avrei di episodi da narrare in tal senso,e quando penso a tutti quelli che, ogni giorno, partono per non tornare, mi chiedo se non sia più giusto così:forse questa terra la si può amare solo da lontano, lontano da chi la popola e, coscientemente, la sta omologando e distruggendo; forse la vera salvezza dell’Irpinia è ricreare, altrove, un’altra Irpinia, scevra dall’oleografiche immagini di un passato che è andato via e libera dal futuro che le si vuole preparare.

O, forse, la Comunità può riaccendere il fuoco dell’amore, della comunicazione, del riconoscimento dell’altro, ed è per questo che io ci sono, provvisoriamente, come tutti del resto, ma ci sono. Forse una visione trasversale è possibile, ma solo se altrettanto possibile diviene l’ascolto, l’accoglienza,l’accettazione. Forse chi resta è un “pazzo” e, come tale, può permettersi di guardare al mondo, alla nostra terra, ribaltando gli schemi, distruggendo i luoghi comuni, reinventando segni e linguaggi.

Non voglio vedere gli adolescenti irpini trascorrere le domeniche nelle finte piazze dei vulcani buoni, ma nemmeno posso credere al valore di una fissità passiva che rischia di trasformare la nostra “terra di mezzo” in un nonluogo tutto particolare, popolato di fantasmi passati e di futuri mostri.

Allora, che cosa c’è da fare?