Archivio per Giugno 2008

29
Giu
08

Persuasione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ammetto di avere una passione sconfinata per i romanzi di Jane Austen.Ecco la solita sdolcinata, direte voi…eh no, signori miei, eh no!

Tempo fa avrei indicato Elisabeth Bennet come uno dei miei personaggi preferiti.

Adesso mi rendo conto di preferire di gran lunga Anne Elliot.

Persuasione è l’ultimo romanzo della Austen, e, a mio avviso, è uno dei più completi, dei più complessi e dei più arguti ritratti di caratteri che siano mai stati scritti.

Comprendetemi, non si tratta della passione per una romantica storia d’amore, ma per le modalità narrataive con le quali questa scrittrice riesce ad avvicinarsi al climax,e, poi, alla risoluzione degli eventi.

All’improvviso, dopo aver annaspato, trova la chiave e può accadere tutto come lei vuole che accada.

Ma è anche la sua capacità satirica che mi affascina profondamente e mi diverte:la descrizione della stupidità, dello snobismo, della vacuità di uomini e donne del suo tempo è pungente, cattiva quasi, ma mai stucchevole o astiosa.

La trovo straordinaria, ancora oggi, anche rileggendola per la ventesima volta.

“Sir Walter Elliot di Kellynch Hall, nel Somersetshire, era uomo che, per suo unico divertimento, non prendeva in mano che un unico libro: l’Albo dei Baronetti”.

e.

25
Giu
08

est locus Italiae medio…

 

 

pausa per il troppo caldo. 37 gradi all’ombra, mi dicono, ma sono convinta che, tra smog, affollamento umano ed altri fattori, non siamo al di sotto dei quaranta gradi.

il che sarebbe un ottimo motivo per smettere di fumare.

vedremo.

c’è un luogo, in mezzo all’Italia…

sotto alti monti…

stavo pensando che sarebbe bello se la cp volesse,  in un giorno di vento, provare a sentire ciò che Mephitis ha ancora da dire.

forse resterebbe muta, come ha quasi sempre fatto, continuando a borbottare indifferente

o, forse, ci impesterebbe con i suoi miasmi, ridendo dei nostri ipersensibili nasi

eppure potremmo provare

senza nostalgie sciocche, ognuno con le sue motivazioni, con il suo “dentro”

pensiamoci.

24
Giu
08

Una visione trasversale:le colonne del sé

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“forsan et haec olim meminisse iuvabit”

come quando ti muovi nel mondo con una leggerezza nuova.

superi il sacro recinto dell’io e cammini, zigzagando, verso “mete” che si fanno chiare solo da molto vicino, per poi dissolversi di nuovo, quando ne intravedi altre, durante il cammino.

le domande si fanno oziose, inutili, perché non ti servono risposte.

i puzzle che hai lasciato incompleti sul tavolo dello studio ti sembrano molto più belli così

i difetti ti fanno sorridere, intenerire, divertire.

le dolcezze- che hai tentato strenuamente di difendere dal “dolore” -diventano una corazza luccicante

i sorrisi si fanno più frequenti e non c’è bisogno di grandi momenti per regalarli o per riceverli

l’accoglienza, la complicità, la sorpresa sono le chiavi di volta del giorno.

hai trovato la giusta trasversalità nel tuo vivere.

E sai bene che è solo un periodo.

23
Giu
08

Un pomeriggio di aprile ad Atene.

22
Giu
08

IDDU…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli strombolani , quando si riferiscono al vulcano, lo chiamano “Iddu”(è alle mie spalle in questa foto scattata un paio di mesi dopo gli eventi del 2003)

Mi stavo chiedendo se pure noi abbiamo coniato-nel tempo- una sorta di definizione del genere per riferirci al nostro personale “Iddu”, il terremoto.

Perché? Perché ho notato che gli strombolani hanno, in un certo senso, esorcizzato la presenza di un rischio incombente evitando di nominarne apertamente la fonte, ma, in un certo senso, assolutizzandola con l’attribuzione di un pronome personale in maiuscolo.

Sarei curiosa di sapere cosa ne pensate voi.

e’

 

 

 

 

 

 

 

 

19
Giu
08

La legge di Murphy

come volevasi dimostrare, oggi tutto, o quasi tutto quello che poteva andar storto, è andato storto, difficoltà di comunicazione sul lavoro in primis…

caldo torrido a napoli, blocco dei disoccupati organizzati, università in fermento per varie amenità, ritardi pazzeschi, appuntamenti mancati, sala manoscritti chiusa per lavori ( e quando mai no…), insomma tutto contro le mie ricerche

alla fine , mi sono arresa. mi sono comprata un vestito nuovo a righe colorate e mi sono seduta da scaturchio a leggere il giornale

per fortuna, da lì in poi, tutto è andato meglio

ilaria, la sua allegria e la sua visione trasversale del mondo mi hanno riconciliata  con il genere umano (che stento a capire, forse perché mi sforzo troppo di voler capire) e con il senso del mio lavoro ( è stato bello passare da Imbriani a Montale a Barker alle anfore rodie, grazie!)

napoli-avellino-caserta-avellino e domani, di nuovo, l’altura, i silenzi, il grano, le poiane, la terra.

sperando che i telefoni siano accesi, i luoghi accessibili, le persone necessarie rintracciabili.

ma va bene anche così, basta che abbia il tempo per “parlare” con  tracce e segni

basta questo.

ditemi “in bocca al lupo”, ma ricordatevi che, come amiamo rispondere tra vecchi amici, “il lupo sono io!”

good good bye, Hollywood

I’ll see your face again.

p.s. chiaramente, per chiudere in bellezza, non riesco nemmeno ad inserire l’immagine che avevo scelto per questo post…

18
Giu
08

Humanitas

 

 

 

 

 

 

 

capita che le persone riescano di nuovo a stupirti.

capita che ti piovano addosso splendidi regali:calore, ospitalità, affetto, quasi, amicizia e belle chiacchiere.

e ritorni e nostalgie condivise ed abbracci e foto inattese.

e senti odori che somigliano a quelli della tua infanzia e silenzi dopo pranzo come alla contr’ora.

e ti senti “a casa” in un posto dove non eri mai entrata, e ti ricordi di qual è il vero tesoro nascosto di questa terra.

grazie a chi oggi mi ha accolta con tanto calore, loro non lo sapranno, ma io mi sono commossa

grazie per gli “e tu?” , per i “come stai?”, per i “ricordi?”

grazie per le belle chiacchiere, pure nella diversità ci sta, ci può essere, un mare di cose  interessanti ed ironiche da dire

grazie per tutti i libri regalati: sono vivi, sono scritti da persone vive, surreali e vive

grazie per quel bellissimo taglio di verde: mi ha aiutata a lavorare meglio

grazie per avermi fatto fumare in auto, so bene che ti dava fastidio, io non ti ho detto che correre mi terrorizza da un pò di tempo in quà…pari?

grazie, professore, per le visite inattese e per i racconti sull’irpinia passata e presente: sono stati un dono degno di un re

grazie per le distese gialle di grano ondeggianti e per le poiane a caccia lassù in alto

grazie per i caffé a ripetizione.

grazie per i “chissà perché…” e per le mail con tanti punti esclamativi

grazie, paola, solo tu riesci a placare i miei eroici furori

grazie, oggi è stato un giorno di doni speciali, di rinascite, di ritorni e di scoperte.

oggi è stato uno splendido giorno.

per la legge di Murphy, domani sarà di m….

ma va bene così.

 

17
Giu
08

Fraintendimenti

 

 

 

 

 

 

ho frainteso, volutamente, per nostalgia, credo, per presunzione, sono sempre stata un’immodesta.

tu lo sai bene.

rileggendo con più attenzione, e senza emotività, il tuo bellissimo post ho capito (di non aver capito). non conosco altra maniera per scusarmi.

scusami ancora.

hai ragione tu: the song remains the same…

ma che bello sarebbe ritrovarsi, amico mio!

17
Giu
08

Viaggio sentimentale in una Terra di Mezzo

                                   Viene poi il popolo degli Irpini, anch’essi di ceppo sannita. Ricevettero questo nome dal lupo che fece da guida alla loro migrazione:

i Sanniti chiamano hirpos il lupo.

 Confinano con i Lucani dell’entroterra.

Strabone, 5.4.12

 

VIAGGIO IMMAGINARIO IN UNA TERRA DI MEZZO

E’ l’alba quando mi alzo per raggiungere l’area degli scavi, ho sonno, come sempre, e mi chiedo perché una persona che ama dormire abbia scelto un lavoro così mattiniero. Nella mente i problemi di cantiere, gli operai, i turni, la documentazione da tenere in ordine,gli articoli da consegnare; negli occhi il sole che intuisco dietro le colline mentre corro verso il primo bar del paese per il primo caffè. Giornata tipo.

Forse oggi sarò fortunata e troverò tracce, magari pietre, piscuni, o forse no, forse passerò il tempo a scrivere, setacciare, fotografare i segni della stratificazione del tempo sull’assenza.

 

Questa è la mia Terra di mezzo (la definizione io la mutuo da Tolkien:non mi meraviglierei se questi luoghi fossero stati abitati da Ent, Hobbit o Elfi), dove ogni operaio ha una storia da raccontare, ogni paesano passa, si ferma, saluta, quasi mai chiede cosa stiamo facendo, mi rivolge sguardi increduli e, poi,casomai, mi invita a pranzo a casa sua, dove sua moglie, che ha delle splendide trecce bianche avvolte dietro la nuca, a crocchia, si preoccupa che io stia tutto quel tempo sotto il sole e mi esorta energicamente a mangiare.

Ogni tanto, soprattutto quando scavo in altura, chiudo gli occhi e cerco ostinatamente di ascoltare la terra, a volte ci parlo, mi arrabbio quando non mi risponde, quando ostinatamente si sottrae alle mie domande.

Una terra di mezzo è così: avara, diffidente, sadica, a volte, capace di farti girare in tondo per giorni prima di regalarti un indizio, una traccia. Una terra di mezzo ha argille marroni e, poi, verdognole e, ancora, azzurrine come lapislazzulo, come smeraldi.

Ha rocce calcaree o arenarie giallastre.

Le donne di Bisaccia, nell’età del ferro, erano abilissime a lavorare la lana, avevano ruoli di prestigio nella società, lo racconta la ricchezza delle loro tombe: seppellite con decine di bracciali di bronzo per potersi presentare nell’altra vita al massimo del loro splendore, con tutti i segni della loro funzione.

Società , sesso e funzione, tre elementi essenziali per comprendere quel mondo.

Ogni individuo ha una sua funzione, un ruolo, che non termina con la morte, ma che, attraverso la morte, va stigmatizzato per sempre.

I contadini di Ariano, all’inizio del secolo scorso, pagavano con vasi antichi il veterinario o il farmacista, la collezione Santoli, dispersa nei musei e nelle collezioni private di mezza Europa alla morte di don Vincenzo, le lettere di Oscar G. Onorato che si lamentava, negli anni ’60, della penuria di fondi per gli scavi in Irpinia, una terra che, a suo avviso, avrebbe avuto, invece, di che vivere sull’archeologia.

A Villamaina, davanti allo scavo, ogni giorno, passava un pastore con le sue pecore e le sue capre; qualche minuto dopo, ogni giorno, per due mesi, li seguiva un caprone, splendido, marrone, con occhi azzurri e corna tornite. Era zoppo, ma seguiva il suo gregge e lo chiamava con un belato così penetrante che , ogni giorno, mi straziava il cuore. Quando arrivava davanti al nostro saggio, si fermava, ci guardava per un momento in silenzio, e, poi, continuava la sua andatura difficile e faticosa, quasi a rimarcare la nostra assoluta inconsistenza nella vita vera, quella della sagliuta, della fatica, del lavoro.

Pastori erano, soprattutto pastori, perché c’era l’acqua, il verde, i prati. Pastori che non potevano permettersi la comodità di villaggi in pianura, ma solo postazioni d’altura, recintate, difese e buone per controllare il gregge ed i passaggi altrui.

Pastori, prima, e mercenari, soldati, poi. Sallustio lo dice che i Romani appresero proprio dai Sanniti alcune tecniche di guerra; ce lo dicono gli elmi, le corazze, le lance, gli schinieri delle tombe maschili. Affascinati, come tutti, dal mondo greco, dalle sue raffinatezze. Da loro compravano il vino, i profumi pregiati, le coppe ed i vasi per i banchetti, gli ori come quelli, splendidi, fabbricati dagli orafi di Taranto, che poi donavano alla Mefite.

Società, sesso e funzione. Ancora e ancora.

Allora è vero che ciò che mi affascina di tutto questo ricercare è quel seme di energia che ha spinto uomini e donne ad abitare quì, pur fra mille difficoltà, le difficoltà di chi non è “gente di pianura”.

Ver sacrum, lupo, totem, migrazioni: la verità è che noi siamo il frutto di una eterna migrazione che, migliaia di anni fa, spinse altri a migrare e, come un domino, costrinse un po’ tutti a spostarsi. Il leitmotiv era uno solo: la montagna, l’altura e non la costa, i fiumi e non il mare, la terraferma, speranza sempre disillusa di stabilità.

                                                                                                                     

 

16
Giu
08

La personalità del nulla

Stanotte è arrivata l’amarezza, che prende il via dall’esclusione, dalla delusione della non appartenenza, dai dictat sui dentro e fuori (li odiavo già quando giocavamo alla settimana da piccoli…), dalle liste di come dobbiamo essere, di cosa dobbiamo fare per piacere, per stare bene al mondo, per non apparire poco umili e distanti.

non potrebbe essere che, invece di scoprire la nullità di una persona, si scopra la personalità, profondissima ed insondabile, del nulla?

io penso proprio di sì, e sono molto più curiosa di questo nulla che del tanto detto, ridetto, urlato e strombazzato in giro.

tant’è.