è davvero un nero periodo, questo che mi trascino dietro. fatto di nostalgie, di desideri inespressi, soffocati. la sicurezza che dovrebbe trasmettere la quotidianità dei gesti, non mi allieta. sono come soffocata dal dolore altrui, di un cane che muore da solo, in silenzio, ai margini della strada con le gambe spezzate da un camion in corsa, di piccole forme di vita che non resistono alla violenza dei giorni nostri, dei monaci buddisti che, silenziosamente, subiscono i colpi , come “gazzelle nelle fauci di una tigre. ma la tigre mangia una volta al mese, ed uccide per vivere, per nutrire i suoi cuccioli.guardo a terra, e mi sento meglio, per un istante, se riesco a raddrizzare uno stercorario che si è capovolto sulla sua corazza e disperatamente muove le zampette. sento le poiane in montagna che rispondono ai nostri richiami, e sento i loro cuccioli che le aspettano, e non posso fare a meno di chiedermi se torneranno.incrocio lo sguardo di esseri feriti, la di là dello schermo e chino di nuovo la testa, per la vergogna.osservo la pioggia che trascina via buste di plastica e guardo i nostri rifiuti che volano in alto e si impigliano nei rami delle acacie, dei castagni, e, più su, dei faggi. la natura grida sommessamente, si lamenta, forse, piange. questo dolore, quello della carne di innocenti ( agnelli o bambini che siano) sacrificata in questi giorni, sulle tavole o per le strade del nostro cosiddetto mondo civilizzato, mi sopraffà.dovrei dire “Auguri”, ma non ci riesco, perché la bocca si deforma in una smorfia che mi dice il dolore, e non la gioia.
vi abbraccio tutti.

Ah! Le piramidi…
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